saransa

Relazioni internazionali, cucina e fotografia (non necessariamente in quest'ordine)

E chi l’ha detto che al fast food si mangia all’americana?

Quanti hanno mai mangiato in un fast food? Dai sula mano, non fate i timidi..

Ok riproviamo, quanti hanno mai mangiato un hamburger?
Come? Dite che i fast food e gli hamburger sono il cibo tipicamente statunitense e simbolo dell’omologazione di massa, del consumismo, della globalizzazione? Che mancano di sostanza e cultura culinaria, ecc. ecc.?

Calma, calma.
Dovete infatti sapere che il cibo dei fast food ha più storia dietro di quanto si pensi.
Quali sono i cibi tipici di questi “ristoranti”?
Hamburger, patatine fritte, pizza, pesce fritto, nuggets, hot dog, salse varie tra le quali ketchup.
Andiamoli a vedere quindi.
Direi che della pizza conosciamo tutti la provenienza.
Allora passiamo all’hamburger. Vi dice niente una città del nord della Germania? No? Parliamo di Amburgo. Già città della lega anseatica, Amburgo nel 1800 è il principale porto tedesco. L’aggettivo hamburger indicava quindi qualcosa o qualcuno con questa provenienza. E si sa che i marinai viaggiano tanto e gli piace portarsi dietro un po’ dei sapori di casa. Ed è così l’hamburger steack o steack cooked in the hamburg style si diffonde per il mondo fino ad arrivare ai giorni nostri. Non è un caso infatti che in alcune zone si riferisce a questa polpetta di carne come alla “svizzera”.
Capitolo patatine fritte. Negli Stati Uniti le chiamano french fries, quindi la loro origine non è un mistero.
La paternità in effetti è contesa tra francesi e belga. Per i primi, sono state inventate nel periodo della Rivoluzione dopo una campagna per la diffusione e promozione della patata in Francia [e non fraintendete!!]. Per i secondi, le patatine fritte deriverebbero dall’abitudine di friggere piccoli pesci di fiume che, non essendo reperibili d’inverno, venivano sostituiti appunti con le patate. Siamo più o meno nello stesso periodo.

[parentesi: se vi capita di passare da Bruxelles, provate quelle del baracchino di Place Flagey; i tipi sono nevrotici alle volte ma le patatine meritano]
Della serie aneddoti: nel marzo 2003, dopo la forte opposizione della Francia alla decisione statunitense di invadere l’Iraq, il sentimento anti-francese si è riversato sulle povere patatine. È infatti partita una campagna di boicottaggio che ha portato, da una parte, a bandire il rocquefort dai menù dell’amministrazione Bush, dall’altra a cambiare i nomi di patatine e toast alla francese in freedom fries e freedom toast (contenti loro).
Pesce fritto e nuggets. Non so voi, ma a me ricordano, rispettivamente, il fish&chips inglese e la cotoletta (viennese o milanese, fate voi). Cambiano le dimensioni.
Anche l’hot dog è tedesco, d’altronde sempre di salsicce si tratta. Leggenda vuole infatti che un macellaio tedesco inizia a produrre salsicce lunghe e sottili già nel 1600, chiamandole dachshund, che nell’angtico germanico suona come “cane bassotto”. Cane questo che assomiglia alla succitata salsiccia ed è tedesco anche lui. Le salsicce sbarcano quindi negli Stati Uniti insieme agli immigrati, come tradizione vuole. Qui il successo è eclatante ma è solo agli inizi del ‘900 che nasce l’idea di inserirlo in un pane morbido e questo per sopperire ad un piccolo inconveniente: passeggiare con una salsiccia bollente in mano non dev’essere né piacevole né pratico.

Nasce così l’hot dog come lo conosciamo, ma di sicuro questo panino si porta dietro un nome alquanto buffo che ha dato origine ad altre leggende :
_ dog è la parola inglese usata per identificare non solo il “cane”, ma anche il “dente di arresto”, altresì detto “briglia” o “grappa” e, più specificamente nel caso degli hot dog, questi ricordano le briglie (lunghe circa 15 cm) usate un tempo dai ferrovieri per bloccare le rotaie alle traversine di legno.
_ Il termine fu coniato da un venditore allo stadio nel 1867 che non riusciva a vendere i suoi würstel, si inventò la storia che questi erano salsicce di cane, e se ne andava in giro gridando “chi vuole le mie salsicce di cane?”, riuscendo così a far alzare le sue vendite. Poco dopo anche gli altri venditori di würstel lo imitarono, ma nell’abbreviare il suo slogan, urlavano “cane caldo!” (hot dog).
_ Il nome hot dog venne dato a questi panini dal disegnatore di vignette sportive P.A. Dorgan. Egli raffigurò un panino con dentro un bassotto, associando il würstel a questo cane, che era anch’esso lungo e tedesco e dato che i venditori chiamavano la gente dicendo “get your dachshund sausages while they’re red hot” cioè “prendi la tua salsiccia mentre è ancora calda”, da lì prese il nomignolo equivoco di hot-dog.
Cosa manca? Ah be le salse. Parliamo del ketchup.

Cosa c’è di più americano del ketchup? Eh no! Il ketchup non è per niente americano.
Ketchup è una parola del dialetto del Fujian, una regione della costa sud-orientale della Cina, e significava originariamente «salsa di pesce».I marinai del Fujian esportarono il ke-tchup in Malesia, nelle Filippine e in Indonesia, dove la parola kecap significa ancora oggi salsa.
Nel 1600 i mercanti olandesi e britannici arrivarono nell’Asia sudorientale in cerca di spezie, tessuti pregiati e porcellana: scoprirono così la salsa di pesce, che iniziarono a comprare in grandi quantità dai mercanti cinesi. I marinai europei iniziarono a consumare anche la salsa di pesce, abituandosi al sapore pungente così diverso da quello dei loro cibi nazionali. Nel XVIII secolo la diffusione e il consumo in Europa di ke-tchup aumentò sempre di più diventando una notevole fonte di profitto per i mercanti britannici. Per ridurre le spese di importazione, in Regno Unito e negli Stati Uniti molti si ingegnarono a produrre il ke-tchup in casa; nei libri di cucina iniziarono a diffondersi ricette che prevedevano anche variazioni decisive rispetto agli ingredienti originali.
Soltanto nel XIX secolo si iniziò ad aggiungere – probabilmente in Gran Bretagna – il pomodoro. Questa variante veniva chiamata tomato ketchup e la prima ricetta in proposito venne elaborata nel 1801 da Sandy Addison e venne in seguito stampata nel libro di cucina Sugar House Book.
Nella metà dell’Ottocento il tomato ketchup divenne sempre più popolare negli Stati Uniti, tanto che le persone lo mangiavano senza problemi quando invece evitavano i pomodori freschi, ritenuti da molti velenosi. Inizialmente il tomato ketchup veniva prodotto in casa o venduto da contadini locali. La ricetta del tomato ketchup cambiò ulteriormente dopo che nel 1906 Harvey W. Wiley, fondatore della Food and Drug Administration, l’autorità che controlla cibi e farmaci negli Stati Uniti, vietò l’uso del benzoato di sodio – impiegato come conservante nella salsa – dichiarandolo dannoso per la salute. Henry J. Heinz (ricorda niente il nome?? Inventò allora una nuova ricetta per eliminare il conservante: impiegò pomodori maturi – anziché acerbi come spesso accadeva – e aumentò la quantità di zucchero, aceto e cipolle. La salsa divenne più densa e dolce. La variante di Heinz si impose presto fra tutte le altre e secondo molti studiosi le sue nuove caratteristiche contribuirono a far diventare il tomato ketchup il condimento più diffuso negli Stati Uniti, in una versione rimasta più o meno invariate rispetto a oggi.

Ancora convinti che il fast food sia l’emblema del cibo americano?

bon apetit

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4 commenti su “E chi l’ha detto che al fast food si mangia all’americana?

  1. pier
    14 giugno 2012

    Ma quante ne sai!! 🙂

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  2. saransa
    17 giugno 2012

    ahahah meno di quanto pensi pier 🙂

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  3. Pingback: Sciogli le trecce ai cavalli | saransa

  4. Luca
    21 maggio 2013

    grazie mille!
    food daddy

    Mi piace

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