saransa

Relazioni internazionali, cucina e fotografia (non necessariamente in quest'ordine)

Добродошли у Србију

[Dobrodošli u Srbiju, benvenuti in Serbia]

 

Ed eccoci qua.

Appena tornata da un giro di vacanze. E’ stato un bel giretto.

Abbiamo toccato Austria, Slovenia e Serbia.

Tre paesi che non avevo mai visitato pur non essendo molto lontani.


L’Austria è come te l’aspetti, carica di natura, storia ed arte..

e cavalli.

 

 

La Slovenia ha dei paesaggi che ti ossigenano anche il cervello.

 E Maribor e la capitale Ljubljana mi hanno fatto sentire bene.

 

 

 

 

Quello che mi ha colpito di più? Sicuramente la Serbia.

 

Data la mia infatuazione per i Balcani non poteva che essere così.

Quando penso alla Serbia mi viene in mente il colore grigio-azzurro. In realtà, forse è meglio rappresentata dal giallo.

Ci sono tanti luoghi comuni sulla Serbia, e molti forse mi avrebbero sconsigliato di andarci. Ma sono contenta di esserci stata e penso tornerò.

Ho trovato un paese che, pur con un passato difficile, ci sta provando.

Sta provando a riprendersi, sta provando a ricostruirsi ed a modernizzarsi.

Non è facile e non lo sarà in futuro. Ma forse il miraggio dell’Europa continuerà ad essere una buona spinta in questi anni di autoanalisi nazionale.

Nei paesi poveri, provati dalle guerre e dai problemi, la gente è accogliente e ti viene incontro.

Questo concetto l’ho sentito altre volte, espresso da varie persone e me l’ha confermato un francese, in viaggio per mezz’ Europa con moglie e figlia, mentre si chiacchierava in un campeggio serbo davanti ad una saporita zuppa offerta da una comitiva ungherese.

La Serbia…. è Serbia!

è la gente che fa l’autostop in autostrada, e quella che ti vende la frutta fuori dal casello ed ad ogni angolo della strada,

è divertirsi a provare a leggere il cirillico,

è lo stupore di una macchina targata Italia nelle stradine di un paese,

è la grappa superalcolica che ti offrono appena arrivi, a qualsiasi ora del giorno,

è il mezzo litro di birra che costa meno di un euro,

è sentirsi dentro un film di Kusturica,

è la voglia di normalità di una famiglia in vacanza sulle rive del Danubio,

è una partita del Partizan come spunto per una discussione sulle similitudini,

è parlare della crisi,

sono i racconti della guerra e dei bombardamenti e di come adesso le cose vadano meglio.

In particolare ricordo Yugoslav (per gli amici Yugo o Yuga.. nome profetico!), gestore del piccolo campeggio di Ljubičevac (vicino a Kladovo, ad est, sul Danubio).

Di origine kosovara, durante gli anni ’90 è scappato.

Ci ha raccontato [quando dico che ha raccontato significa che si è espresso un po’ in inglese, un po’ in tedesco, molto in serbo e sostenuto dall’aiuto del pubblico e da molta gestualità]

degli aerei della NATO. Dei turisti che ha ospitato (giapponesi in bicicletta e belga tracannatori di birre). Di come adesso vadano d’amore e d’accordo serbi e kosovari.

Non so se quest’ultima cosa l’abbia detto perchè le sue informazioni riportano questo o se per mostrarci un volto nuovo della Serbia. Sta di fatto che non mi ha trovato concorde su quest’affermazione. Ma riuscire ad argomentare non era impresa semplice.

Le tensioni nel nord del Kosovo sono infatti ancora accese e l’ha ribadito il Segretario generale dell’ONU Ban-Ki moon nella sua visita di fine luglio.

Inoltre, le autorità di Belgrado hanno ancora l’abitudine di far apporre un timbro “nullo” sul timbro kosovaro.

I Balcani, soleva dire Churchill, producono più storia di quanta riescano a digerirne.

Ed è questo perenne movimento peristaltico che genera fermento culturale.

Si culturale. La Serbia è sempre più crocevia e centro in movimento in vari campi artistici e culturali:

quello musicale, da  Goran Bregović all’Exit Festival di Novi Sad,

quello dell’arte in generale e della performance art in particolare, con Marina Abramović ormai famosa in tutto il mondo (recentemente è stata anche a Milano),

ed ho gia citato Emir Kusturica.

Paesi del genere non possono che affascinarmi.

E ci tornerò, dedicandogli un viaggio più attento, pensato e meditato..

cioè il viaggio e la scoperta che la Serbia si merita.

 

bon apetit

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