saransa

Relazioni internazionali, cucina e fotografia (non necessariamente in quest'ordine)

Election Day

Election Day!

Chi non ha sentito almeno una volta questa frase negli ultimi giorni?

Oggi, 6 novembre 2012, si vota.

Obama? Romney? Asino o elefante? Repubblicani o democratici?

No, no. Siete completamente fuori strada!!

Oggi si vota nello Stato indipendente di Palau!  

Si, si, certo che lo so che si vota negli Stati Uniti. Ma di quello potete leggere ovunque.

Qui avrei voluto scrivere di Palau, orgoglioso Stato indipendente che ha rifiutato di entrare nella Stati Federati di Micronesia.

Uno Stato che dopo lo stanziamento britannico, la colonizzazione spagnola, la vendita alla Germania, l’occupazione giapponese e la cessione agli Stati Uniti ha raggiunto l’indipendenza nel 1994.

Purtroppo, nello sterminato mare di internet, non sono riuscita a trovare abbastanza materiale che mi permettesse di scrivere di mio pugno un post più o meno decente.

Spero quindi che mi scuserete se quoto un articolo dal sito linkiesta.it

Enjoy the elections!

Ma come, ci sono le elezioni a Palau e nessuno ne parla?
Paolo Stefanini
No, non si vota nella cittadina sarda, ma nell’omonimo Stato indipendente in mezzo al Pacifico. Ok, l’evento è oscurato dalle concomitanti elezioni Usa… Ma leggere qualcosa di queste sperdute isole può regalare soddisfazioni: perché mai c’è un candidato dal cognome italiano? E lo sapete che qui non esistono i partiti?

6 novembre 2012 – 10:30
C’è solo un posto al mondo che, in questo 6 novembre, riuscirà a scamparsela dall’infinita diretta della sfida Obama-Romney. Un paradiso che non dovrà sorbirsi i volubili intendimenti degli elettori dell’Ohio e degli altri “Stati chiave”, né tiritere più o meno bene apprese sui “Grandi elettori”. Un posto, insomma, dove le elezioni americane saranno seconda notizia, perché qui si vota proprio oggi, in concomitanza (anzi; in buon anticipo, grazie al fuso: +8 rispetto all’Italia). E dove si raddoppia pure: presidenziali e politiche in un colpo solo. Election day in grande stile, insomma.

Palau è uno Stato giovane. Ha iniziato il suo percorso di autonomia nel 1981 ed è indipendente dagli Stati Uniti (sotto il cui controllo era finito dopo la Seconda guerra mondiale) dal 1994. Un sottile legame con Washington rimane, per via del Cofa (Compact of Free Association), un trattato volontario in virtù del quale gli Usa forniranno per cinquant’anni protezione militare (avendo in cambio libertà d’accesso per le loro truppe) e sussidi (tanto che buona parte del Prodotto nazionale lordo palauano deriva proprio da questi aiuti a pioggia, a cui si somma un po’ di turismo, di pesca, e una piuttosto misera agricoltura di sussistenza). Altra eredità è l’uso del dollaro come valuta. Ma, per il resto, Palau (spesso scritto anche Belau o Pelew) è uno Stato sovrano al cento per cento, ed è pure membro dell’Onu.

Così, qui, la vera sfida da seguire è quella tra Johnson Toribiong (nato il 22 luglio 1946), presidente uscente in cerca della riconferma, e Tommy E. Remengesau Jr (29 febbraio 1956). Quest’ultimo non proprio un novellino, visto che è stato presidente dal 2001 al 2009 e poi ha dovuto saltare un turno per il divieto di svolgere più di due mandati consecutivi, e ora è senatore.

Quali movimenti politici li candidano? Nessuno. Non che la legge li vieti, ma qui i partiti non sembrano proprio attecchire. Nel 1987 venne fondato un Ta Belau Party. Nel 1996 un Palau Nationalist Party. Ma entrambi sono durati meno di un anno. Le elezioni, sia presidenziali che politiche, sono questione individuale. Ognuno porta un programma che rappresenta solo se stesso. È questa una delle poche realtà del globo terracqueo che la scienza politica inscrive nella finca delle “Democrazie apartitiche”.

L’affluenza alle urne dovrebbe essere in aumento. Sui 20.956 abitanti di questa nazione formata da oltre 200 isole (tra vulcaniche e coralline) in mezzo al Pacifico, a est delle Filippine, si sono registrati per votare in 15.305; 1.516 in più rispetto al 2008. Il Presidente e il Parlamento restano in carica per quattro anni. Il Presidente è sia Capo dello Stato che Capo del Governo. Il Parlamento si chiama Olbiil era Kelulau (in breve: Oek). In inglese (seconda lingua ufficiale dopo il palauano): House of Whispered Decisions. Che alla lettera vuol dire: Casa delle Decisioni Sussurrate; Mormorate. Ma il nome non deve far pensare a spifferi, mugugni e retroscena nostrani. Deve suggerire piuttosto una oceanica, non gridata, saggezza.

A Palau c’è il bicameralismo. Il Senato ha 13 eletti (in passato erano 9), la Camera dei Delegati 16: uno per ogni Stato (qui il federalismo è stato realizzato). Gli Stati (in ordine alfabetico: Aimeliik, Airai, Angaur, Hatohobei, Kayangel, Koror, Melekeok, Ngaraard, Ngarchelong, Ngardmau, Ngatpang, Ngchesar, Ngeremlengui, Ngiwal, Peleliu, Sonsorol) oggi eleggono anche il loro governatore e una assemblea legislativa locale. Oltre a tutto questo c’è il Consiglio dei Capi, composto da un leader tribale per ogni Stato federale della repubblica. Questo organo affianca il presidente su materie che riguardano le leggi tradizionali e gli usi e costumi e le loro relazioni con la costituzione.

Penserete ora che Palau sia uno di quegli atollini dove non succede mai niente; un paradiso tropicale persino un po’ noioso. Macché. In pochi anni, due capi di Stato sono morti di morte violenta. Il primo presidente nella storia di Palau, Haruo I. Remeliik (era stato eletto il 2 marzo 1981, ancora nella fase di protettorato Usa), fu assassinato a pistolettate a 51 anni sulla strada di casa all’alba di una domenica di fine giugno, nel 1985. Né i mandanti né gli esecutori sono mai stati individuati.

In questo mistero tropicale non manca nessun attore protagonista. Si è fatto il nome della Cia (Remeliik era antinuclearista e voleva dir basta agli esperimenti atomici, pur essendo favorevole al Compact of Free Association con gli Usa). Ci fu una ciarliera testimone, Ms. Maidesil (sottoposta con alterni risultati per tre volte alla macchina della verità), che giurò, spergiurò e ritrattò, depistando a lungo le indagini. Vennero accusate (e finirono in carcere, prima di essere scagionate) persone vicinissime all’allora ministro, e governatore dello Stato di Airai, Roman Tmetuchl: il figlio Melwert (il suo pick-up rosso vinaccia si diceva fosse stato visto vicino alla zona del delitto), il nipote Leslie Tewid, e Anghenio Sabino, amico e dipendente del figlio. Dopo un processo che vide 70 testimoni chiamati in tribunale (i due chiave avevano problemi di eroina) e oltre 800 pagine di faldoni, i tre ne uscirono puliti e Melwert padre corse persino come candidato alle presidenziali dell’88. Non solo: se dovesse capitarvi di atterrare in questi atolli, lo farete nell’aeroporto internazionale che porta il suo nome.

L’altro presidente a fare una brutta fine fu il terzo, Lazarus Salii, trovato dalla moglie sulla sua poltrona nel salotto di casa con un colpo di Magnum calibro .357 in testa, nell’agosto 1988, e morto poco dopo al McDonald Memorial Hospital. All’inizio la polizia non scartò nessuna ipotesi: né l’esecuzione né il suicidio, ma poi quest’ultimo divenne più probabile, anche perché Salii era depresso per delle accuse di corruzione e perché il suo assistente personale, pochi mesi prima, era stato arrestato per aver sparato contro la casa dello Speaker della Camera dei Delegati.

Negli ultimi anni non si sono più registrati casi di simile violenza politica, ma questa campagna elettorale è stata accesa. Anche perché a fronteggiarsi sono due vecchie volpi della politica isolana, con qualche scheletro nell’armadio. Toribiong è l’ex ambasciatore a Taiwan che nel 2008 sconfisse per una manciata di voti Elias Camsek Chin. A giugno 2009, a sei mesi dal giuramento, non poté dire di no agli Stati Uniti e accettò di ospitare 17 uiguri ex detenuti nel Campo di prigionia di Guantánamo. Tra mezze frasi e smentite, la vicenda finì per indebolirlo, e mostrare quanto il Paese sia ancora subalterno a Washington e sempre ricattabile economicamente.

Remengesau Jr, il presidente dal 2001 al 2009, durante l’ultimo anno del suo secondo mandato finì in un’indagine condotta dal Procuratore speciale Michael Copeland e dalla sua task force. Nei computer e negli hard disk sequestrati al presidente furono trovate «evidenze penali». In realtà, Remengesau Jr ha sempre parlato di «accanimento giudiziario» nei suoi confronti e negato l’esistenza di qualsiasi «conflitto d’interessi». Alla fine è stato ritenuto colpevole solo di non aver reso pubbliche alcune sue proprietà e partecipazioni, in violazione della financial disclosure prevista dalla legge per chi ricopre cariche pubbliche, e ha dovuto pagare una multa di 156.400 dollari (meno di un ottavo di quanto richiesto dalla pubblica accusa).

Eppure, stavolta, riparte in vantaggio. Il sistema di Palau prevede delle primarie. Solo i due candidati che ottengono più voti partecipano al voto finale. Remengesau Jr ha ottenuto 4.617 preferenze, contro le 3.100 dell’uscente Toribiong. Terza, ed esclusa dalla finalissima, Sandra Sumang Pierantozzi (1.690), una donna schietta e determinata, che in questa parte di mondo ha una serie di primati: prima parlamentare donna, prima ministro donna, prima vicepresidente donna (dal 2001 al 2005). Il carattere ce l’ha dalla nascita. Il cognome italiano, invece, l’ha preso dal marito, Marcello Pierantozzi, anconetano trapiantato a Palau.

P.S. :

Mike Rubino, americano nato a Chicago ma da anni residente in Puglia, ha creato il “confetto-Obama” in occasione delle elezioni presidenziali del 2008: un semplicissimo confetto al cioccolato su cui era riprodotto il volto di Obama. Immediato il successo del gadget elettorale: i confetti sono stati stati consegnati a Obama in persona in occasione del suo discorso a Berlino il 25 luglio 2008, e Nancy Pelosi ha detto che “li adora”.

Il laboratorio pugliese quest’anno ha prodotto una nuova versione del confetto, che si può acquistare sulla pagina Facebook della pasticceria: il ricavato andrà ai terremotati dell’Emilia.

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Un commento su “Election Day

  1. Wish aka Max
    2 dicembre 2012

    Scusami per questo reply completamente off topic. Stiamo preparando una cosa per Iaia, se vuoi partecipare mandami un’email (in fretta che c’è poco tempo!!!) all’indirizzo che trovi associato al mio nick. Grazie!

    Mi piace

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