saransa

Relazioni internazionali, cucina e fotografia (non necessariamente in quest'ordine)

Sciogli le trecce ai cavalli

Hamburger irlandesi e sudafricani (questi con carne d’asino), lasagne francesi (le “famosissime” lasagne francesi) polpette svedesi e kebab svizzeri (con maiale).

Dire che non si sa più cosa si mangia sembra un eufemismo. Eppure questa situazione mi convince che dovremmo un paio di considerazioni.

In primo luogo, basta acquistare piatti già pronti!! Questa non è un’abitudine italiana eppure, come altre, si sta diffondendo velocemente (vedi cupcake e quelle torte super colorare, iperzuccherate prive di sapore). Le motivazioni (scuse se vuoi) sono sempre le stesse: mancanza di tempo, economicità, sapore (??).Ma questi punti possono essere facilmente capovolti per puntare il dito contro gli alimenti pronti.

Partiamo dal più semplice… il sapore. Dai, dite davvero? Se una lasagna congelata vi piace di più di una fatta in casa o al massimo comprata in una gastronomia non vale nemmeno la pena che vada avanti.

Economicità. Neanche a parlarne. A far due conti si vede molto facilmente come comprare gli ingredienti freschi sia assolutamente vantaggioso, azzardo almeno un 50% più economico.

Tempo. Davvero non hai tempo? E come faceva tua madre ad organizzare quei manicaretti per cena dopo una giornata al lavoro e a stare dietro a te e a tuo fratello nelle vostre attività? Io credo semplicemente che sia questione di organizzazione. E se provassimo, rientrando a casa, ad accendere un fornello anziché il computer?!  [si lo dico anche a me!!]

Una seconda considerazione che mi viene è che questa vicenda ci fa riscoprire un alimento spesso dimenticato. 

festa_della_trippa

La carne di cavallo è ottima. Nutrizionalmente è ricca di proteine e ferro,povera di grassi ed altamente digeribile. Eppure non è una carne così diffusa. Non ovunque certo. Nel sud Italia alcuni piatti tipici locali sono proprio a base di carne di cavallo (mmmm) e non è così strano imbattersi in macellerie equine.

A proposito, la sapete la storia delle macellerie equine? Nel 1928 venne promulgata una legge affinché la carne di cavallo fosse venduta esclusivamente in queste botteghe. Questo perché una volta tritata, la carne di cavallo è praticamente uguale a quella di manzo ma ha un costo inferiore ed i macellai non si facevano scrupoli a rifilarne una al posto dell’altra.

Tornando ad oggi, la carne di cavallo è vista da alcuni come prelibatezza e da altri come tabù. 

Nei paesi anglosassoni (Gran Bretagna in testa ma anche Irlanda, Stati Uniti ed Australia) il cavallo è alla stregua della vacca sacra in India.

Eppure non è sempre stato così e la storia della carne di cavallo è molto interessante.

Tracce, disegni e reperti hanno dimostrato che già dal Paleolitico l’uomo si è cibato di questo alimento, apprezzandolo. Antichi Greci e Romani non erano consumatori assidui ma nemmeno la disprezzavano. Ad Atene poi esistevano anche botteghe dove la si vendeva a chi aveva risorse economiche più modeste.

Per le tribù barbariche nordeuropee e centrasiatiche (avete presente i tartari?*) mangiare cavallo non era niente di strano, anzi. Quest’animale rappresentava la sopravvivenza.

*tartara o tartare: chi non conosce questa ricetta? La preparazione base consiste in una tritura di carne cruda condita e marinata e servita con un tuorlo d’uovo. Guardando un programma di cucina o sfogliando una rivista è facile imbattersi nelle più svariate tartare, di pesce, di frutta, di verdura. In origine però l’ingrediente base era proprio la carne di cavallo, magari di quelli più vecchi o feriti che non potevano reggere il ritmo nomade della tribù. Leggenda vuole che questi cugini di Gengis Khan, non avendo il tempo di cucinare (loro si, voi no!!) ponessero la carne sotto le proprie selle per trovarla morbida al momento del pasto. La bistecca alla tartara si diffuse poi nella Russia zarista venendo molto apprezzata dai marinai di Amburgo e da qui agli hamburger il passo è breve!

tartare

Nei paesi del Centro-Nord Europa, per ragioni pratiche (nel medioevo avere più cavalli significava detenere maggior predominio sul resto della società) o per ragioni religiose (impedire i residui di antichi riti pagani basati sulla “comunione” con carne di cavallo durante alcune pratiche rituali), il consumo di carne di cavallo venne duramente condannato dalla Chiesa.  Ci provò prima papa Gregorio III nel 732 e poi papa Zaccaria I nel 751. La bolla di quest’ultimo, mai revocata, fu quindi una mossa più politica che non dietetica. La carne di cavallo sarebbe quindi l’unico cibo proibito per i cristiani (cattolici, anglicani&co), alla stregua di altre religioni.

Forse, il comportamento degli inglesi è anche retaggio di questo antico divieto.

Fatto sta che nell’Europa del sud questa regola non è mai stata applicata o fatta rispettare e non si è smesso di consumare carne equina. Anzi, nel corso del tempo c’è stata una sempre maggiore rivalutazione di questa cibo.  In particolare, nel 1865 al Grand Hotel de Paris si tenne un banchetto “dimostrativo” per sponsorizzare l’alimentazione a base equina. Tra gli ospiti figuravano Flaubert e Dumas e le cronache ci riportano di un ricco menù: vermicelli al sugo di cavallo, salsiccia di cavallo, bollito di cavallo, patate saltate in grasso di cavallo, ecc.

Nel 1875, il Scientific American pubblica un articolo in cui espone i vantaggi economici derivanti da un maggiore impiego del cavallo nell’alimentazione nazionale. La tesi della rivista è che questo permetterebbe di aumentare le riserve di cibo, risparmiare sugli altri ingredienti, ridurre i costi di mantenimento delle bestie vecchie o non adatte al lavoro.

Sarà per il retaggio religioso, sarà perché è stata associata ai periodi di carestia e guerra, com’è come non è, la carne di cavallo non ha mai (più) attecchito sulle tavole albioniche ed anglosassoni. Ed anzi l’animale si è guadagnato il titolo di pet.

Ma la realtà è che, anche dove non si consumano cavalli, i cavalli continuano ad essere uccisi. In Irlanda negli ultimi sei anni sono stati aperti quattro nuovi scannatoi e gli esemplari abbattuti per motivi alimentari sono passati dagli 822 del 2006 ai 7000 del 2011, tutti destinati all’esportazione.

Scrive Davide Coppo su Rivista Studio

Probabile, quindi, che buona parte della carne di equini uccisi per il diletto di questi barbari europei sia, tramite polpetta lasagna o hamburger, semplicemente tornata a casa.

 

Bresaola?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: