saransa

Relazioni internazionali, cucina e fotografia (non necessariamente in quest'ordine)

Storia di un tacchino

Alzi la mano chi non ha mai visto in un film o in un telefilm americano la classica cena della Festa del Grazie [cit.]. images

Sono sicura che a tutti viene in mente una grande tavola imbandita, la famiglia riunita, purè, pannocchie di mais e un enorme tacchino che sovrasta gli invitati.

Allo stesso modo, anche se forse meno conosciuto, quello di tacchino è l’arrosto principe del Natale inglese.

Niente di strano fino a qua.

Quello che forse potrebbe sembrare strano è che, seduti ad una di quelle tavole, vi sentireste chiedere qualcosa del tipo “vuoi un po’ di turchia?”.

Si perché in inglese Turkey e turkey in inglese significano rispettivamente Turchia e tacchino.

Solo a me suona strano?

Si potrebbe argomentare che il tacchino sia una specie tipica della penisola anatolica. O che l’odierna Turchia, viceversa, abbia preso questo nome proprio grazie alle sue esportazioni.

Potrebbe essere se non fosse che la Turchia veniva chiamata Turkey già dalla fine del Trecento e che i tacchini hanno fatto la loro comparsa in Europa, e quindi anche ad Istanbul, non prima del Cinquecento.

Prima della scoperta dell’America, il tacchino era un animale selvatico diffuso perlopiù nel nordest del continente ma presente, con una specie più rara, anche in Messico.

I nativi americani addomesticarono il tacchino Melagris gallopavo gallopavo già nell’800 a.C..  Non si sa chi fossero questi allevatori, sta di fatto che passarono la loro tecnica agli Aztechi che andarono ad insediarsi nell’America centrale (il Messico appunto).

tezcatlipoca

Dei tacchini aztechi ci parla anche il conquistatore Cortes anche perché questi incarnavano una delle rappresentazioni di Texcatlipoca, il dio ingannatore.

Gli aztechi chiamavano il tacchino maschio huexolotl, da cui guajolote, il nome con cui viene indicato oggi l’animale in Messico.

I primi due tacchini documentati in Europa sono quelli trasportati dalla Hispanionla nel settembre del 1512.  Da quel momento la notorietà, il successo e la diffusione dell’animale sono sorprendentemente rapidi.  Nessun uomo rinascimentale facoltoso voleva privarsi di questa prelibatezza.

Fin qui è tutto molto lineare.

Ma come chiamare questo animale strano, esotico e un po’ scontroso?

Totolìn? Huexolotl? Galinas de la tierra? Gallopavo ?

È un problema non da poco ed in più,a complicare le cose, arriva un altro pollo!!

Difatti nello stesso periodo ritorna sulla scena una vecchia conoscenza europea: la faraona.

La faraona ha vissuto i fasti dell’antichità ma con la fine dell’Impero Romano è praticamente scomparsa dalla scena.

La reintroduzione di questo animale avviene quasi in contemporanea con lo sbarco del tacchino (una coincidenza?! Una mossa politica?!).

I due quindi si dividono fama e diffusione anche e/o soprattutto perché i due si somigliano (vedi foto!) ed è facile sbagliarsi.

faraonatacchino

E qui nasce il problema.

La faraona, che comunque arriva per prima, nell’inglese di quei tempi viene chiamata “pollo della Turchia” (originali!!). Questo perché veniva importata dal Madagascar, passando per la Turchia per approdare sulle tavole albioniche.

Ad ogni modo, il nuovo animale, confuso con la faraona e chiamato Turkey bird, o Turkey cock, o Turkey hen, o semplicemente turkey, piace parecchio agli inglesi: nel 1575 è già diventato il piatto principale del pranzo di Natale, prima ancora di avere maggior fortuna negli Stati Uniti.

Tutto chiarito? Ni.

Perché ogni paese sembra attribuire una propria provenienza a questo povero animale.

In Turchia lo chiamano hindi, cioè indiano, così come in Francia (dinde o, più retrò, poulle d’inde). In polacco indyk e qualcosa di simile anche in russo. Origine di questi nomi potrebbe essere la celebre convinzione di Cristoforo Colombo di essere arrivato nelle Indie orientali.

Ancora piú confusi sono tedeschi ed olandesi che chiamano il suddetto, rispettivamente Kalekuttisch hun (anche se é piú comune truthuhner) e Calkoensche henne che suonano come “pollo di Calcutta”. Anche qui, la vera India non c’entra ma voglio vedere voi nel porto di Anversa (il piú grande dell’epoca) con tutti quei pacchi e spedizioni se non vi confondete.

In arabo é dik rumi (pollo greco). Probabilmente inteso anche qui come “pollo turco”, visto che “Rum” (Roma) é il termine arabo per indicare Costantinopoli e l’Impero Romano d’Oriente.

I portoghesi, con il loro peru, sembrano i piú pragmatici.

La domanda quindi sorge spontanea… e in India?

Turkey, anche in lingua hindi. Ma in India non ci sono mai stati tacchini e gli indiani si sono limitati a riprendere il nome dai colonizzatori inglesi.

Ma il premio all’originalitá va al persiano che chiama il tacchino buchalamun, cioé “camaleonte”.

E la povera faraona? Don’t worry!

La nostra amica é stata ribattezzata… Guinea fowl (pollo della Guinea).

Lo so, lo so, non ditemelo. Ma sono inglesi… che ci possiamo fare?!

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