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Relazioni internazionali, cucina e fotografia (non necessariamente in quest'ordine)

Mostar 09.11.1993/09.11.2013

Un ponte lungo un fiume

Un’antica leggenda racconta che, una volta all’anno, durante la prima notte di agosto, strani suoni si possano udire dal fondo della Neretva. Secondo alcuni, sono “voci dal profondo” del fiume che “chiama” le sue vittime. Secondo altri, sono le voci delle fate e delle sirene, che così fanno innamorare di sé i malcapitati.

Nella città di Mostar, tutti sanno che, l’indomani, nessuno sarebbe dovuto scendere al fiume. Gli adulti si tengono alla lontana. I genitori richiamano i figli, perché non vadano a fare il bagno o anche solo a rinfrescarsi. Solo chi ama la Neretva e rispetta le sue regole, si racconta, potrà essere salvo, e potrà udire la sua voce.

Un giorno di tanto tempo fa, un giovane, bello e attraente, alto e biondo, giunse a Mostar, nessuno sapeva da dove e perché. Camminava per le strade della città, si fermava a parlare con la gente, tutti ne erano, allo stesso tempo, incuriositi ed affascinati.

La mattina dopo la prima notte di agosto, costui decise di andar al fiume per rinfrescarsi. La gente del posto non se ne accorse. E lui non sapeva nulla della leggenda. Scomparve. Tutti si misero alla sua ricerca, ma nessuno riuscì a trovarlo. L’unica prova del suo passaggio erano i suoi vestiti, che aveva lasciato su una pietra, poco distante dalla sponda.

Nessuno osava toccarli. Tutti avevano paura che qualche strano sortilegio gravasse sopra quegli abiti e su quella pietra. Alcuni dissero di avere visto danzare tutt’intorno ai vestiti degli strani esseri, che si sarebbero poi rapidamente dileguati alle prime luci dell’alba.

Dopo un po’, la gente cominciò a dimenticare l’episodio, e nessuno ne parlava più.

Finché all’improvviso, in un giorno d’autunno, hanno visto l’uomo nuovamente passeggiare presso un caffè della città. Nessuno sembrava avere il coraggio di avvicinarsi, né tanto meno di rivolgergli la parola, e così l’uomo proseguì nel suo cammino, fino a sparire alla vista.

Qualcuno però ebbe il coraggio di avvicinarlo, per chiedergli cosa fosse successo quel giorno. L’uomo non rispose. Indossava gli stessi vestiti che indossava allora e che furono visti sulla pietra, poco distante dalla sponda del fiume.

Per circa un anno, quell’uomo continuò a farsi vedere per la città, il giorno andando in giro, la notte ritirandosi in una grotta presso il fiume, sempre in silenzio, senza mai rivolgere la parola a nessuno. Dopodiché, come era improvvisamente riapparso, così scomparve, e nessuno seppe più nulla di lui.

Un giorno, un anziano di Mostar, diede a tutti una spiegazione.

Le fate, quel giorno, trascinarono giù quell’uomo nel fondo della Neretva, per farne un loro schiavo. Ma una delle fate si innamorò di lui: vide che non era del posto, che non conosceva le regole della Neretva, ebbe compassione di lui e se ne innamorò.

Così, chiese a suo padre di riportarlo indietro nel mondo degli umani, liberandolo. Il padre lo liberò, a condizione che costui rimanesse sempre in silenzio, non rivolgesse parola a nessuno e non rivelasse mai il segreto del fiume.

La Neretva conservò, per sempre, la sua storia e il suo mistero.

Gianmarco Pisa

mostar7

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